martedì 24 febbraio 2015

ENCHIRIDIO DEGLI UMORI...Ragionando con Alessia Cocca








                                                 
                   
                                                               
“Paths that cross /Will cross again/Paths that cross/ Pathes that cross"

 Patty Smith


Francesca Pergreffi: Alessia, se ricordo bene, all’inizio di tutto, tu mi inviasti, come ad altri, un tabulato con inserite differenti tipologie di sentimento: rabbia, invidia, gelosia, meraviglia... ad ognuna dovevamo associare una pianta, un oggetto, un animale e un’azione. Vorrei sapere quali sono l’urgenza e l’analisi che ti hanno portato a concepire il progetto “Enchiridio dei sentimenti”, che tu stessa hai definito “Una raccolta visiva di stati d'animo, costanti o passeggeri - un manuale che raccoglie una rappresentazione comune del nostro sentire".








Alessia Cocca: Il primo sentimento è stato la rabbia. Tutte le persone intorno a me erano arrabbiate per motivi diversi, ma in maniera molto simile. Ho cercato di dare una forma a quello stato affettivo, di non nasconderlo o soffocarlo. Poi i sentimenti sono cambiati, come è normale che accada, ed anche il progetto si è evoluto. Tutti sentiamo, ma quale é la forma comune di questo sentire?

Ho pensato ad un semplice test, un gioco psicologico, per registrare dei simboli inconsci comuni a tutti.
I nostri sentimenti fanno un percorso, nascono, si sviluppano, maturano. E' interessante avere una memoria visiva di quello che abbiamo provato, conservare oggetti e ricordi che credevamo di aver messo da parte.








F.P. : Senti che la tua ricerca sull’esistenza di elementi simbolici comuni che ci permettono di riconoscere un sentimento, sia terminata o è allo stato germinale?

Intendi continuarla? Se si, sempre con le stesse modalità tecniche o cambierai i mezzi di rappresentazione e le forme di catalogazione?

A.C. : Credo che la ricerca sia solo allo stato germinale, in evoluzione. Probabilmente le modalità tecniche non cambieranno…  non lo garantisco… ma ci saranno nuove catalogazioni.







F. P. : Le stampe fotografiche su tela che compongono la serie “Enchiridio dei sentimenti”, mi sembrano dei trionfi dell’artificio. Penso che esse siano dei tableaux vivants in cui regnano: il travestimento, il gioco, l’allegoria, il ritocco, il surreale e un tocco di sano Kitsch. Tutto, sapientemente costruito e orchestrato, per sottolineare l’ironia della finzione e l’irreale. Questo comporta un’oscillazione del confine tra pittura e fotografia. La fotografia ha dentro di se i concetti di automatismo e meccanicità, tu invece ti allontani da essi,  li nascondi  e li  trascuri per privilegiare i valori formali dell’ immagine. Con l’aiuto delle nuove tecniche contemporanee, alla luce del sole, costruisci, ritocchi, collochi, esalti e sottolinei, in poche parole recuperi e evidenzi  le componenti formali tipicamente pittoriche. I tuoi lavori, già dalla scelta del supporto – tela - si inseriscono in un possibile ritorno del pittorialismo fotografico, che nasce con Oscar Gustave Rejlander  a metà dell’ ottocento. Sbaglio? Trovi pertinente la mia analisi?
 


A.C. : Analisi pertinente. I lavori sono molto vicini all'idea di finzione, artificio. Ci sono moltissime influenze: le costruzioni compositive delle pitture settecentesche, il pittorialismo fotografico, i ritratti degli antichi studi fotografici, le tavole anatomiche, le dottrine lombrosiane, la teoria degli umori, la fisiognomica, i tarocchi, le favole noir della tradizione tedesca, l'estetica preraffaellita, e soprattutto i tableaux vivants. I miei lavori sono sempre volutamente pittorici. Credo che l'idea del ritocco fotografico sia molto vicina al concetto di pennellata. Inoltre la scelta della tela mi ha permesso di poter aggiungere piccoli ritocchi di colore per dare più forza alle immagini.




F.P. : Credi che esista un punto d’incontro tra i due media – pittura e fotografia? E dove si trova?
A.C. : C'è sicuramente un punto d'incontro, perché c'è libertà tecnica ed espressiva. Delle volte è così difficile ed ingiusto stabilire un confine tra i due media. Perché rimanere legati a certi limiti imposti dall'abitudine o dagli estremisti del purismo tecnico?


 


F.P. : Mi affascinano i  lavori di questa serie, sono marcatamente perturbanti. I tuoi soggetti diventano delle nuove icone che vacillano tra il sacro e il profano. Sacro perché riecheggiano le pose e la composizione dei trittici religiosi; profano poiché hanno le atmosfere dei tarocchi e dei pulp movie. Mi spieghi da dove nasce e se è voluto questo “ fastidio”?

A.C.: Il fastidio è involontariamente presente. Deriva dalla incapacità di gestione dei troppi stimoli esterni ed interni. Non riuscire a mettere da parte il fascino per il passato ma non poter evitare l'influenza del presente, dalla pubblicità ai fumetti fino all'idea di prodotto. In questi lavori non ci sono elementi moderni, eppure i lavori risultano moderni, attraverso il colore o l'estetica dei personaggi stessi. Ci sono elementi tradizionali e simboli antichi, come il serpente o la natura, eppure i lavori non sono del tutto retrò. C'è la ricerca dell'antico, attraverso tele volutamente rovinate, attraverso lacune e piccole imperfezioni. Questi lavori non sono "schierati", racchiudono mille influenze, sono forti ma instabili, come i nostri sentimenti, come la nostra realtà attuale.






F.P. : La colonna sonora di “Enchiridio dei sentimenti”?


A.C. : Le canzoni di Violeta Parra, per la chiarezza con la quale esprimono la ciclicità dei sentimenti e per la dichiarata impossibilità di gestirli.

Febbraio 2015 
Alessia Cocca nata a Benevento nel 1982. Vive e lavora a Berlino.
Ha studiato presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli, concludendo gli studi con la tesi di Laurea: "Arte e/è Fotografia: Storia del rapporto tra Arte e Fotografia dalla fine dell' '800 al digitale".
Tra le sue esposizioni: nel 2012 la personale : “Italienisches Kulturinstitut Berlin”; la mostra personale: "Le rose di Alfredo" presso l'Istituto di Cultura Italiano di Berlino, all'interno del progetto"Medien zwischen Partizipation und Manipulation" in collaborazione con l'ex sindaco di Roma Walter Veltroni; " Here today, Mars tomorrow”, Genova Palazzo Ducale, Genova; " Ketos 2.1 ", Acquario Civico, Milano; e nel 2009 un’ esposizione alla MilkandLead Gallery di Londra. Ha partecipato nel 2013: “Off Art Fair Bruxelles ";
ISIMD - 5 ° Simposio Internazionale di Interactive Media Design, Istanbul; nel 2010 e 2011 a “Blooom Art Fair” a Colonia. Attualmente vive a Berlino, collabora con alcune gallerie tedesche ed italiane, e lavora come Fotografa Freelance per GetYourGuide.

 

lunedì 10 novembre 2014

IN DUE IN MOTO progetto per una storia a fumetti, Alice Milani e Silvia Rocchi





IN DUE IN MOTO
progetto per una storia a fumetti





L’esposizione è una parete-taccuino dove sono riportati i frammenti del viaggio su una motocicletta per i Balcani compiuto da Alice Milani e Silvia Rocchi: una raccolta di appunti, disegni, fotografie, mappe.
Come dice il sottotitolo del progetto, la mostra vuole essere anche uno storyboard per una storia a fumetti in via di sviluppo. Il muro dello spazio espositivo, quindi, è un diario contenente un doppio viaggio: i chilometri percorsi e la creazione di un romanzo a fumetti.
In mostra vi sono 
anche alcune opere extra progetto delle due artiste, per intuire da dove inizia l’avventura!











“Due ex musiciste partono in moto per un viaggio attraverso i Balcani. Vogliono raggiungere un punto sul fiume Drina, che ha dato il titolo alla canzone più famosa del loro unico album (autoprodotto).  Le due protagoniste percorreranno migliaia di chilometri a cavallo di una Virago, fino a che, tra incontri fortuiti e reminescenze dei tempi del liceo, le loro più grandi paure non saranno superate, i loro nodi sciolti.
Ispirato alle avventure estive delle due autrici, questo racconto a fumetti vuole essere come un romanzo di formazione. Qui potete vedere in anteprima le prime dieci tavole del fumetto ed alcuni disegni preparatori.
Perché in moto:
Per poterci spostare dappertutto, come e quando vogliamo
Perché ogni curva sia un piacere
Per essere completamente immerse nel paesaggio
Per sentire il caldo, il freddo e il vento
Per consumare meno benzina
Per non dover dipendere da niente e da nessuno
Per essere costrette a portarci solo l'essenziale
Per essere libere”

Alice Milani e Silvia Rocchi





 Conversazione tra Francesca Pergreffi , Alice Milani e Silvia Rocchi
 autrici di IN 2 IN MOTO

F: Come vi siete conosciute?
Eravamo compagne di classe al liceo.
F:Voi dite che la vostra storia a fumetti vuole essere un romanzo di formazione. Qual è il vostro romanzo di formazione (se c’è né uno)?
A: So che è scontato, ma per me è Il giovane Holden, che ho letto all'età giusta e che si può dire che mi abbia formata. Se invece potessi scegliere un romanzo di formazione a fumetti sarebbe David Boring, di Daniel Clowes.

S: Per me, quello letto al momento giusto è stato Ragazzi di vita di Pasolini.
F: Spiegatemi come affrontate la creazione e lo sviluppo narrativo delle tavole di IN 2 IN MOTO. A quattro mani e due teste o …?
Proprio così, a quattro mani e due teste. Per iniziare abbiamo preso spunto da quello che ci era successo veramente durante il viaggio; non solo da quello che ci era accaduto, ma anche da tutto quello di cui ci eravamo dette durante quelle settimane, che spesso esulava dalle vicende del viaggio. Una volta tornate a casa, avevamo un'idea dei nuclei di pensiero che volevamo affrontare. In base a questo abbiamo costruito un filo conduttore che potesse legare vari episodi e vari personaggi collaterali: quel filo conduttore è stato il gruppo musicale (fittizio) in cui le due protagoniste avevano suonato in gioventù. Questo pretesto ci permetteva di toccare tanti argomenti a noi cari: il valore della creazione artistica, le idee un po' estremiste dell'adolescenza, l'influenza della sfera politica nella vita privata. 

F: Come conciliate le vostre dissonanze stilistiche sulla tavola, le valorizzate o mitigate?
Abbiamo scoperto che a nessuna di noi dava fastidio che l'una mettesse mano ad un disegno dell'altra. Lavoriamo sempre fianco a fianco, in modo che là dove l'una ha un dubbio, l'altra interviene, e le situazioni si sbloccano più facilmente che non se fossimo da sole. Due paia di occhi sono più efficaci che non uno solo: assieme vediamo meglio dove il lavoro funziona e dove non funziona. Le mani si mescolano con una facilità quasi inaspettata, in favore del bene comune del progetto.
F: Da quello che ho intuito dalle vostre affermazioni, la musica ha un ruolo rilevante nelle vostre vite. Il legame disegno–musica è una costante che ritorna sempre, e non mi riferisco solo allo scenario delle autoproduzioni contemporanee.
Secondo voi che relazione c’è tra il disegnare e il suonare? Tra una tavola e una canzone?


A: Non suono, ma mi sono immaginata a far parte dei Tumulto; trasponendo sullo scrivere canzoni tutto quello che penso e sento sul disegnare storie.
S: Mi sono sempre chiesta, per la musica così come per il disegno, che cosa significa mostrare il proprio lavoro o stare davanti a un pubblico e dare nell'immediato il frutto di un lavoro di mesi. Per questo vedo le due cose strettamente connesse.
F: La colonna sonora del vostro viaggio in motocicletta?
Non avevamo stereo, quindi ci siamo dovute adattare a quel che capitava. Si va dalla colonna sonora dei Ghostbusters al turbofolk semi turco ascoltato in un locale di Novi Sad.  Ci siamo perfino imbattute in una serata hardcore in un centro sociale a Lubjana, e lì ci sembrava davvero di essere tornate al liceo. Un'altra sera in Montenegro sul Durmitor un signore suonava l'armonica e cantava con una bella voce, talmente forte ed evocativa che ci ha impressionate.
F: Prossimo viaggio?
A: Sogno di comprarmi una moto come si deve, il resto si vedrà.
S: Vorrei davvero andare ovunque, ma spero di prendermi del tempo per andare in America Latina, prima o poi.








Alice Milani / Pisa,1986. Ha studiato pittura a Torino e si è specializzata in incisione all'ENSAV La Cambre di Bruxelles. Nel 2013 espone a Bologna Non so come sono finita lì – raccolta di impressioni, una serie di incisioni su plastica realizzate durante un periodo di lavoro in Burkina Faso, accompagnate dai testi di Michela Osimo. È cofondatrice del collettivo La Trama, per il quale disegna storie a fumetti all'interno dei progetti Coppie Miste #1 e #2.

Silvia Rocchi / Pisa, 1986. Ha studiato pittura a Firenze e illustrazione a Bologna e Bruxelles.
Nel 2012 esce il suo primo libro a fumetti, Ci sono notti che non accadono mai, canto a fumetti per Alda Merini, per le edizioni Becco Giallo. Nel 2013 esce L'esistenza delle formiche, sulla vita di Tiziano Terzani, sempre per Becco Giallo. Cofondatrice del collettivo La Trama e del progetto Bosco di betulle, attualmente è al lavoro sul libro Il segreto di Majorana.